giovedì 1 maggio 2014

SAHARA: una sorprendente Tunisia in 4x4 (5-12 aprile 2014)

di Jenny Bassa

5 aprile 2014
Da Tunisi a Douz attraversando l'entroterra

Atterriamo a Tunisi dopo due ore dal decollo a Milano Malpensa e per prima cosa spostiamo indietro di 60 minuti le lancette dell'orologio: in Tunisia l'ora è soltanto solare. Ci attende un minibus diretto a Douz, cittadina di quasi 30 mila abitanti nel sud della Tunisia, definita "la porta del Sahara", dove dormiremo alcune notti, prima e dopo i tre giorni nel deserto.

Che si sia alle porte del Grand Erg (il mare di sabbia) lo si capisce fin dalla capitale: tutto appare impolverato, le auto soprattutto, dentro e fuori. Ma non è polvere. E' il fesh fesh, sabbia sottilissima proveniente dal Sahara, che impalpabile quanto il borotalco non ci lascerà più durante tutto il viaggio. Anzi, ce la ritroveremo in valigia anche una volta tornati a casa.   
   
Ma lasciata alle spalle la capitale da oltre 700 mila abitanti, con le sue grosse arterie lungo le quali sventolano, alte, innumerevoli bandiere rosse nazionali, i colori si impongono con tutto il loro calore, nonostante il cielo sia coperto di nuvole. Se davanti infatti ci precede una lunga e grigia striscia d'asfalto, ai lati sfilano ampie piantagioni di viti e ulivi, e campi di frumento recintati da filari di fichi d'India coi loro simpatici frutti rossi come posticci nasi di clown.

Sono seduta davanti, a fianco dell'autista, Alì, di Douz. Peccato non saper parlare il francese, che qui parlano praticamente tutti, oltre ad un dialetto dell'arabo: in Tunisia infatti l'inglese serve a poco o a nulla. Anzi, è più facile incontrare tunisini che parlano italiano. Non Alì, purtroppo, con il quale riesco tuttavia a comunicare qualcosa. Scopro così che Douz dista da Tunisi circa 550 chilometri e che ci vorranno circa 7 ore per raggiungerla. Uno scherzo, dunque, in confronto alle 22 ore in bus fatte lo scorso novembre per attraversare la Patagonia.

Intanto capiamo perché i nostri sedili sono tutti rivestiti alla bell'e meglio di sacchi celesti, quelli della spazzatura, fissati con il nastro adesivo. Massimiliano, il tour leader (Horizon Travel), si era infatti raccomandato che il pulmino venisse non solo pulito, ma anche lavato, visto che avrebbe trasportato solo donne, 14 per l'esattezza. Peccato, però, che i sedili risultassero ancora umidi quando siamo arrivate, così gli incaricati hanno improvvisato la soluzione dei sacchi di plastica, che tutte abbiamo comunque apprezzato.

Qui, del resto, siamo in Africa: c'è poco dello standardizzato, del massificato e dell'industrializzato cui siamo ormai assuefatti noi occidentali. Si avverte anzi la sensazione che ogni situazione sia a sé stante, irripetibile, unica. E noi non stiamo andando né in un villaggio turistico né in crociera. E' un viaggio on the road il nostro, che per definizione ha un margine di imprevedibilità, ovvero proprio quel quid in più che lo rende speciale fin sulla carta. L'importante è affidarsi a professionisti, come si sono dimostrati i nostri accompagnatori in ogni circostanza.

domenica 30 marzo 2014

SAHARA, cosa portarsi nel deserto: consigli per bagaglio, calzature, abbigliamento, protezioni e tecnologia

di Jenny Bassa

Tra una settimana esatta mi starò trasferendo nel deserto del Sahara tunisino per un raid in 4x4. Saremo un gruppo organizzato di 13 persone e, accompagnatori a parte, sarà per tutti la prima volta nel deserto sahariano.
L'inconsueta meta non poteva far sorgere, negli ultimi giorni, il tema "come mi vesto - cosa porto", che ha avuto il suo culmine ieri sera in una cena pre-partenza tra alcuni partecipanti.
Di seguito condivido quanto emerso, grazie ai preziosi consigli e suggerimenti di chi ci farà da guida in quest'avventura (Horizon Viaggi).

Posto che il raid nel Grande Erg Orientale sarà di tre giorni (e due notti in accampamento), lasceremo il bagaglio in hotel, salvo portarci il necessaire in uno zaino da circa 20 litri. I 4x4 infatti dovranno trasportare innanzitutto vettovaglie e l'occorrente per l'accampamento.  
In sostanza lo zainetto da portarsi appresso nel Sahara sarà grossomodo il bagaglio a mano che ciascuno porterà in cabina in aereo, perché, in caso all'aeroporto il nastro trasportatore non restituisca la nostra valigia caricata in stiva, addio deserto!

domenica 23 marzo 2014

"INCROCI E LINEE CONTINUE" - Racconto segnalato alla II edizione del premio letterario Marco Pozza 2014

di Jenny Bassa

È primavera e c’è il sole. Ma sono le 7.47 e Lia è in ritardo: alle 8 parte il bus per Vicenza e da casa sua alla stazione di Thiene ci sono una decina di chilometri. Si fionda nella sua vecchia Clio “verde buttiglion” (lo stesso colore delle bottiglie da due litri del vino di suo nonno) e in men che non si dica è già in statale.
Impreca contro tutto e tutti. Soprattutto contro chi le si para davanti e procede a velocità di crociera. Tra dossi, incroci e rotatorie non riesce a superare nessuno. Finalmente un rettilineo fa al caso suo: l’altra corsia è libera, quindi si butta fuori e la sua Clio non ha difficoltà a superare l’auto che da un paio di chilometri le fa da tappo. Bene, ora conta di farcela, basta solo un po’ di fortuna con i semafori.
Qualcosa però attira presto la sua attenzione dallo specchietto retrovisore. Sono i fari, lampeggianti, dell’auto che la segue. Cosa vuole ora questo?, si chiede Lia scocciata, senza darci troppo peso. Ma è un attimo, perché si rende subito conto che – maledizione! – quei fari lampeggianti sono di un’auto dei carabinieri ed è probabile che stiano intimando a lei, sì, proprio a lei, di accostare.
Da dove diavolo sono sbucati?, si chiede Lia, con un fremito. Un attimo prima del sorpasso, ne è sicura, nello specchietto non c’era nessuno. Ma non ha importanza, perché davanti (anzi dietro) ha un grosso problema, e non è certo il bus in partenza da Thiene.

sabato 22 marzo 2014

LAGORAI (16-21 marzo 2014): sciare sulla neve mista a sabbia del deserto


di Jenny Bassa

Sole. Tanto sole. E caldo. Troppo caldo. Giornate così miti, da queste parti, sono soliti averle a fine aprile, primi di maggio. Mica a metà marzo: come ieri, quando si son toccati addirittura i 13-14 gradi, a oltre 1600 metri sul livello del mare. 
"Ma prendiamo quello che viene, non abbiamo scelta", ha chiosato con dignitosa rassegnazione l'albergatrice dell'hotel Passo Brocon, dopo averci raccontato che un febbraio così piovoso non lo avevano visto mai: "Anzi - ha aggiunto, senza mai piangersi addosso, come tutti qui, sulla stagione difficile -, febbraio è notoriamente il mese più freddo, con temperature anche di 13-14 gradi sotto lo zero, ma da star bene, perché è un freddo secco".

Oltre alla pioggia, è scesa copiosa anche la neve, con cumuli sedimentati fino a oltre tre metri. Lo testimoniano i muri di neve ai lati delle strade, che incombono minacciosi sui veicoli in transito, o che ricoprono ancora i pendii più in ombra: strati su strati di precipitazioni successive, rivelati in verticale dalle nette interruzioni in corrispondenza di un masso, di un dislivello improvviso o di una catasta di tronchi, sonnecchianti sotto quelle pesanti, gelide e gocciolanti coperte bianche. 

domenica 2 marzo 2014

lunedì 10 febbraio 2014

Grappoli di cristalli (10/02/2014)

Le gocce si schiantano sul parabrezza, rivelando, a grappoli, i cristalli. No, non c'è neve a bordo strada, ma basta a darmi il buonumore.